Parliamo di leggi…
Categories: Editoriali
Written By: GUINNESS
In questo periodo, nel poco tempo libero, ho iniziato ad interessarmi alle pistole a C02, che siano esse da softair o libera vendita e girovagando per la rete ho trovato una interessante sentenza che, seppure parli di argomenti non propriamente legati al nostro gioco, contiene dei passaggi interessanti che penso sia utile conoscere.
Nel testo della sentenza è scritto:
….a seguito della legge 21 febbraio 1990 il porto fuori della propria abitazione delle armi giocattolo, anche sprovviste di tappo rosso, non configurava più responsabilità penale….
OMISSIS
…il porto, il trasporto, la detenzione e l’uso di armi giocattolo, in circostanze che non siano le occasioni ludiche per le quali tali armi giocattolo sono propriamente destinate, possono, ove scambiate per vere armi, ingenerare confusione in malintenzionati, sì da provocare situazioni di grave pericolo per gli interessati e per altre persone, con negativa incidenza sull’ordine e sulla sicurezza pubblica.
Inconferente al riguardo si manifesta il richiamo del ricorrente alla non configurabilità di responsabilità penale a carico di coloro che portino armi giocattolo anche sprovviste di tappo rosso.
L’oggetto del contendere era il divieto, per alcune guardie giurate volontarie, di portare pistole giocattolo. Sorvolando su questo, il punto da notare è che il porto di armi giocattolo, da come si evince, è permesso anche se sprovviste di tappo rosso, a patto che sia chiaramente riconoscibile la situazione “ludica”.
Ho riportato tutto questo perchè mi sembra utile, in un’estate “calda” come questa ed in presenza di sempre più persone che possono acquistare un’arma giocattolo ed avvicinarsi al softair, richiamare tutti al classico, ma mai troppo BUON SENSO.
Quindi, in particolare ai più giovani, non fate la stupidagine di bullarvi la sera con gli amici della vostra nuova asg, specialmente se siete in luoghi di vacanza o trafficati da chi non vi conosce (cosa che ho visto fare)… non vale la pena cacciarsi nei guai!






Luglio 28th, 2007 at 14:08
Ottimo post GUINNES, quello che nn capisco è:
Come si può far riconoscere la ludicità di una ASG in una situazione di pericolo?? Se un poliziotto ti punta un arma addosso e ti intima di buttare la pistola che fai?Ti metti a spiegarli come funziona?
Secondo me è un po strana la cosa :\
Luglio 28th, 2007 at 14:15
eh no.. in quel caso, se arrivi a farti puntare una pistola dalle FFOO vuol dire che la situazione di pericolo l’hai creata tu!
Per questo è importante SEMPRE giocare in aree delimitate, con cartelli di segnalazione e dopo aver avvisato le autorità
Luglio 28th, 2007 at 15:33
Grande! Come al solito!
Sempre più giovinotti giocano senza permessi e si divertono a “bullarsi” per strada.
Tutto ciò va limitato, ottimo articoletto!
Ciao ciao!
Luglio 28th, 2007 at 16:08
Bel post Gui
quoto appieno !!!
Luglio 28th, 2007 at 22:45
Perfetto, ma se la situazione di pericolo la crei involontariamente? Ad esempio, stai andando a giocare, trovi un posto di blocco, ti fermano, ti dicono di aprire il bagagliaio , levi il borsone dove dentro tieni la pistola senza il tappo rosso, sei li a toglierla perche intento a svuotare il borsone per il controllo, il carabiniere di turno vede l’arma e si mette subito sulla difensiva puntandoti l’arma addosso. Purtroppo capita anche questo, i miei sono solo esempi sia ben chiaro, sono per il softair super sicuro.
Luglio 30th, 2007 at 09:50
X KGC
…………….li informi che sei in possesso di atrezzatura da Soft-air.
La prima regola da IMPARARE e di smetterla di chiare ARMI le ASG, perchè armi non sono.
La seconda di verificare se la giocata è autorizzata e se così non fosse.tagliare ogni rapporto con il pirlone che ha organizzato.
La terza, ovvia , ma serve ricordarla, attegiamenti ostili portano solo guai.
Luglio 30th, 2007 at 14:00
Ti quoto Mr hai ragione, ma certe volte in giro si sentono delle storie del tipo che alcuni,se nn molti, agenti delle forze dell’ordine nn sanno neanche cosa sia il softair, quindi al dirgli che nel borsone hai atrezzatura da softair rischi di nn venire capito, se poi ti vedono con tnt di mimetica è fatta.

Io sono per la sicurezza totale, anche per quanto rigurda il trasporto, meglio sempre avere il tappo rosso, anche perchè potrebbe capitare che il carabiniere di turno nn conosca la legge vigente, come ne eravamo all’oscuro noi altri, o per lo meno io ne ero all’oscuro.
Per quanto riguarda nn chiamare ARMI le ASG hai perfettamente ragione, è stata una mia distrazione, di solito le chiamo sempre ASG.
Luglio 30th, 2007 at 17:52
Sto per fare una stupida puntializzazione, quindi perdonatemi:
La “G” in ASG sta per “Gun”, che significa proprio arma.
Secondo me, se si vuole chiamarle armi, basta usare il termine completo, ovvero armi giocattolo elettriche.
Alla prox.
Luglio 31st, 2007 at 11:25
Leggete un pò qua:
La merce non era stata denunciata in dogana. Processo a settembre Armi giocattolo in Kenya, arrestati 2 italiani La disavventura di due cineasti: sono stati imprigionati a Malindi a causa dei fucili di plastica utilizzati per le riprese di un nuovo film
Francesco Papa
MALINDI (Kenya) – L’accusa è grave: traffico d’armi. La pena che rischiano è pesante: da sette a quindici anni di carcere. Il comico (o tragico) di tutto è che le armi in questione sono di plastica, usate per girare un film, «Play Hard», rititolato «The American Game», un poliziesco ambientato sulla costa e in un parco kenioti. Il produttore esecutivo, Francesco Papa, e l’organizzatore degli effetti speciali, Silvano Scasseddu, ai quali è contestato il reato, sono finiti in cella a Malindi. Ora, in attesa di giudizio, privati del passaporto, sebbene a piede libero, sono costretti quindi a restare in Kenya.
Silvano Scasseddu
ATTORI IN FUGA - Gli attori (i protagonisti Luca Ward, Bryony Afferson e Rachel Grant) e il regista (Michele Massimo Tarantini, noto soprattutto per i film cult boccacceschi di gran successo negli anni ’70) sono scappati con tutta la troupe e rientrati precipitosamente in Italia. Papa e Scasseddu sono molto conosciuti nel mondo del cinema. Il primo ha lavorato - e lavora ancora - con Franco Zeffirelli, mentre Scasseddu è un mago degli effetti speciali. Ha realizzato, tra l’altro, alcuni dei film di James Bond e «Gangs of New York» e a lui si rivolgono le grandi major americane quando devono organizzare scene d’azione particolarmente spettacolari. Per questo è stato chiamato anche sul set di «Black Hawk Down», il film, girato in Marocco, che racconta la clamorosa sconfitta degli americani a Mogadiscio nell’ottobre 1993.
L’INGAGGIO - Il 22 giugno Papa e Scasseddu vengono ingaggiati nel cast di Play Hard dalla Dania film, di Luciano Martino, una società che produce pellicole, anche di successo, da oltre 40 anni. Il giorno successivo sono già in Kenya. Qualche giorno prima, il 19, erano arrivate le armi. Quelle vere, ma modificate per sparare a salve, con tutti i regolari permessi. Quelle di plastica senza nessun documento di importazione. La Dania film aveva incaricato di organizzare il set, e quindi di provvedere alle pratiche di importazione temporanea una società locale, la Waas (World Airort Assistent Service) di Nairobi, la capitale del Kenya. La Waas aveva chiesto alle autorità tutti i permessi necessari a far entrare nel Paese le armi vere. Per le riproduzioni invece nulla. La Swiftlink Freight Services, delegata materialmente a ritirare all’aeroporto di Nairobi il materiale, si era trovata davanti a doganieri titubanti. Alla fine la merce era passata – ma senza documenti - grazie all’intervento personale del regista e produttore del film, Michele Tarantini.
POLIZIA SUL SET - Il set viene allestito nel parco dello Tsavo Est e il 24 giugno cominciano le riprese. Il 29 il sergente John Nunda Torori porta sul posto le armi vere, che aveva preso in consegna a Nairobi, e prende possesso anche di quelle giocattolo. La polizia è sempre presente e controlla che tutto proceda regolarmente. Alla sera, finito il lavoro, le armi, quelle vere e le riproduzioni, vengono riportate in caserma e custodite in armeria. Gli agenti si divertono come matti il giorno in cui Scasseddu fa esplodere una fuoristrada in azione in mezzo alla savana. E’ una scena particolarmente spettacolare che manda in visibilio le decine di comparse, aiutanti e operai presenti.
IL PRIMO ARRESTO - Sono oltre duecento gli impiegati kenioti assunti, anche se a termine, dalla Dania film. Tutti felici di quel lavoro (in Kenya la disoccupazione è endemica) finché il 6 luglio la polizia all’alba si presenta al Coral Key, villaggio turistico dove alloggia la troupe, con un mandato d’arresto per Francesco Papa e Silvano Scasseddu. A nulla valgono le proteste d’innocenza sommate al fatto che i due non sono né i proprietari della Dania, né i responsabili dell’importazione delle armi, ma solo due impiegati assunti meno di un mese prima e arrivati in Kenya dopo lo sdoganamento delle armi: vengono portati in cella. Gli amici chiamano un avvocato, Tukero Ole Kina, che negozia il rilascio dietro pagamento di una cauzione di 75 mila scellini (poco più di 800 euro a testa).
IN CARCERE - Il 7 continuano le riprese del film. Si lavora di lena, anche la domenica, per recuperare il tempo perduto, finché l’11 luglio gli agenti compaiono con i passaporti e la cauzione. Restituiscono tutto con tante scuse: «Siete prosciolti», annunciano. Assicurano che tutto è risolto ed è accordato il permesso verbale di utilizzare anche le armi finte. D’accordo con la polizia vengono avviate le pratiche per richiedere i permessi per la loro importazione temporanea. Ma la situazione precipita il 18 luglio, quando i due vengono riconvocati in caserma con uno stratagemma: «Il comandante in persona vuole scusarsi con voi». E’ una trappola. Papa, che ci cade in pieno, viene arrestato appena mette piede negli uffici. Scasseddu, più sospettoso, viene portato dentro qualche ora dopo.
IL PROCESSO - Il processo è immediato, per direttissima. Qualcuno consiglia ai due accusati di dichiarasi colpevoli («così pagate una multa, vi rilasciano e scappate»), ma loro preferiscono seguire le indicazioni dell’avvocato, che giustamente sospetta l’impossibilità di risolvere tutto con una multa. Davanti al giudice contestano il capo d’accusa: «Siamo innocenti». Comincia la farsa. I magistrati frugano tra scartoffie e faldoni impolverati fino all’inverosimile, alla ricerca degli articoli del codice che puniscono il reato contestato a Papa e Scasseddu. Poi comincia il tira-molla sulla data della prossima udienza. «Novembre», annuncia il giudice. «Prima, prima», implora l’avvocato degli imputati, John Khamiwua, subentrato all’avvocato Tukero Ole Kina, in vacanza a Dubai. L’accordo viene raggiunto: il processo ricomincerà il 17 settembre.
CAUZIONE CERCASI - Intanto i due italiani vengono sbattuti nella cella del tribunale – schifosa e impregnata di urina – assieme ad altri disgraziati africani tra cui un paio di ragazzini. Ma rischiano di finire nella ben peggiore prigione di M’Tagani, un fetido e puzzolente lager alla periferia di Malindi dove convivono prostitute, assassini, pedofili, ubriaconi, banditi, teppisti, terroristi e comunque l’umanità derelitta e delinquente della costa keniota, se qualcuno non pagherà la cauzione di 500 mila scellini a testa (poco meno di 5.500 euro). Il giudice non vuole contanti ma chiede garanzie. Marco Vancini, italiano con passaporto keniota, che aveva pagato la prima cauzione, coproduttore del film e proprietario di villaggi turistici, tra cui il Coral Key, è in Italia. Uno straniero non può dare garanzie. Serve un locale ma non si trova.
«ACCUSE PRETESTUOSE» - Papa e Scasseddu – causa un provvidenziale malore - evitano la sconvolgente esperienza del lager e vengono mandati a dormire al Saint Peter Hospital. L’indomani mattina di nuovo in cella, questa volta con tre prostitute. Solo a tarda sera, mentre stanno per essere trasferiti nel girone dantesco di M’Tagani, il giudice accetta come cauzione i libretti di circolazione di due auto noleggiate dalla troupe. «La pretestuosità delle accuse – spiega l’avvocato Ole Kina – è chiara. I miei clienti non c’entrano nulla. Il reato c’è, perché in Kenya non si possono importare armi finte senza autorizzazione, ma non è stato commesso da loro».
NUOVA UDIENZA - Domani, primo agosto, i due si dovranno presentare in tribunale. Non è un’udienza ma una “mention”, solo una comparsa davanti al giudice per mostrare che non sono scappati. Poi arrivederci al 17 settembre se non interverrà la nostra diplomazia a smuovere la situazione. Finora c’è stata una nota verbale datata 19 luglio della nostra ambasciata al Ministero degli Esteri keniota, «che se ne sta occupando e farà avere un rapporto alla nostra legazione di Nairobi», spiegano all’ufficio stampa della Farnesina. Non è però stato convocato l’ambasciatore del Kenya a Roma per fargli notare come le responsabilità penali siano personali e i due al momento dell’importazione delle armi non erano neppure assunti dalla Dania film.
IL PRECEDENTE - Il Kenya – secondo l’organizzazione indipendente Trasparency International – è uno dei Paesi più corrotti dell’Africa. Sono frequenti le connivenze tra politici, giudici, polizia, doganieri e apparati dello Stato denunciate quasi quotidianamente dei giornali locali. La vicenda di Papa e Scasseddu richiama alla mente quanto accaduto nel 2004 a Estella e Angelo Ricci. Accusati di un colossale traffico di droga i coniugi furono dichiarati innocenti un anno fa, dopo ben 19 mesi di carcere duro. Più tardi si scoprì, tra le altre cose, che qualcuno, accusandoli, voleva impadronirsi delle case che avevano a Malindi. Luciano Martino, il proprietario della Dania film, sulla costa keniota possiede alcune ville. L’ultima bellissima e moderna comprata proprio poco tempo fa.
Massimo A. Alberizzi
malberizzi@corriere.it
Settembre 11th, 2008 at 13:09
Carissimi,
l’argomento è interessantissimo. Oltre ai problemi di trasposto e dichiarazione delle ASG mi chiedo se ci siano delle condizioni tecniche che l’area di gioco deve rispettare. Distanza dal centro abitato oppure recinzioni e di che altezza oppure se la destinazione del terreno, ad esempio agricolo, può costituire un vincolo.
Altre limitazioni possono essere il tipo di materiale utilizzato per i pallini?
grazie
a presto