Editoriale: Piccola riflessione filosofica
Categories: Editoriali
Written By: GUINNESS
Dopo oltre 4 mesi di aggiornamenti continui, ed oltre 13 mila visite, di cui vi ringrazio di cuore, spero che mi concederete di scrivere due righe, a ruota libera, su questa passione che ci accomuna.
Sono ormai quasi tre anni che pratico attivamente il Softair e molti di più che sono appassionato a questo genere di argomenti e molto spesso mi trovo a fare delle riflessioni che oggi vorrei condividere con Voi.
In questo blog manca, dall’inizio, la pagina “Cos’è il Softair”. Ne ho previsto la realizzazione da tempo, ma non l’ho ancora fatta. Il motivo è che continuo a pensarci su, a cercare di capire, a voler selezionare e limare gli argomenti e gli aspetti migliori da far risaltare, ma poi ogni volta ci rinuncio perchè lo sforzo è grande.
Detto brutalmente il Softair è una simulazione di guerra. I più raffinati posso definirlo una simulazione di “combattimenti”, di “tattiche di combattimento” e via dicendo, alla ricerca della parafrasi più affiscinante e piu “politicamente corretta”, ma alla fine alla base di tutto c’è la simulazione di una guerra.
Ci si veste come militari, si hanno giocattoli che sono identici alle armi da guerra, si fanno gli stessi gesti e si replicano le stesse strategie. Inutile nascondersi dietro un dito. Molti di voi mi chiederanno: dov’è il problema?
Personalmente sono appassionato di militaria da quando ero piccolo, da quando guardavo i vecchi film sulla seconda guerra mondiale con i miei nonni e poi ascoltavo i loro racconti sulla guerra. Giocavo con i soldatini e con le pistole che sparavano le freccette a ventosa… La guerra l’ho studiata a scuola, ci ho fatto temi, tesine e discorsi a non finire…
Ho cercato di analizzarne i tanti aspetti, le sfaccettature umane, tecniche, militari, umanitarie e politiche. Alla fine di tutto m’è rimasta una sola convinzione: la guerra non mi piace (e a chi piace?). Non solo, mi sono convinto anche che le motivazioni che la provocano sono ignobili, che quelli che la organizzano sono dei farabutti e molto spesso cercano di passare per benefattori dell’umanità.
Conoscere le storie degli uomini e delle donne che ne restano vittime mi riempie di compassione, indignazione e amarezza, ma soprattutto di profondo rispetto.
Qui dopo tanto divagare e ragionare mi ricollego al Softair: qualcuno mi ha detto - Ma non vi vergognate a giocare alla guerra? La guerra è una cosa brutta! Come fate a farla diventare un gioco? Non avete rispetto per quelli che in guerra ci muoiono davvero?
Scometto che sarà capitato anche a molti di voi!
Domande che sono anche accuse indirette… abbastanza pesanti e che mi hanno fatto riflettere. Con tutta la consapevolezza e la maturità che una persona può avere, come può trasformare il Softair in una passione?
La mia prima risposta è stata: Ma cosa c’entra il Softair con la guerra? Sono due cose completamente diverse!
La discussione è finita lì, ma ho continuato a riflettere sulle critiche ricevute e sulla mia risposta. Come si fa a far capire ad una persona che il Softair e la guerra sono cose diverse, se nei gesti, nelle apparenze e nella simbologia sono così “simili”?
Se fosse stato il Paintball, sono sicuro che non avrei avuto tante obiezioni.

Forse sarà un mio difetto, quello di farmi troppe pippe mentali, ma allora ho cercato di comporre una mia piccola “filosofia” sul Softair: ho cercato di descrivere, prima di tutto a me stesso, il mio atteggiamento riguardo a questa attività e dopo tanta introduzione ve lo espongo:
- Il Softair , per me, è un’attività SPORTIVA. Intendo con questo che il Softair è un’attività che mi mette in competizione con altre persone, che mi pone un obiettivo da realizzare in collaborazione con la mia squadra e che mi impegna fisicamente e mentalmente. Con la stessa passione e l’impegno che mi procuravano altri sport che ho praticato durante la mia vita
- In quanto sport alternativo, il Softair ha la sua attrattiva perchè permette di “ricreare” situazioni molto particolari, quelle di combattimento, che consentono un genere di coinvolgimento emotivo che altre attività non hanno
- Conseguenza del punto precedente è che, per generare questo pathos, nella pratica del Softair si utilizzano vestiti, oggetti, terminologia che si avvicinano quanto più possibile alla realtà. Il pathos (coinvolgimento emotivo) è una componente essenziale di questo sport così come per l’ippica può essere il cavallo: senza equino si tratta di una corsa a piedi, praticamente un’altra gara
- A chi mi dice Softair = Guerra o militarismo, alla luce di quanto esposto sopra posso solo rispondere che NON conosce il Softair
- Rispetto alla guerra o al militarismo il Softair ha presupposti completamente differenti. Il punto di partenza della guerra è l’annientamento di un nemico. Il nostro obiettivo è il divertimento insieme ad un avversario. Due cose completamente opposte.
Non vorrei dilungarmi ancora per molto, ma a questo punto spero di poter tirare fuori una riflessione completa: Il Softair è uno sport che ha due componenti fondamentali ed essenziali: quella atletica e quella emotiva. E’ uno sport che mette in competizione anima e corpo. Ma rimane sempre e comunque un gioco.
E per rafforzare questa tesi, mi permetto di citare la definizione data da un sociologo trovato su Wikipedia:
Roger Caillois definisce l’attività del gioco come:
- Libera: il giocatore non può essere obbligato a partecipare;
- Separata: entro limiti di spazio e di tempo;
- Incerta: lo svolgimento e il risultato non possono essere decisi a priori;
- Improduttiva: non crea né beni, né ricchezze, né altri elementi di novità;
- Regolata: con regole che sospendono le leggi ordinarie;
- Fittizia: consapevole della sua irrealtà.
http://it.wikipedia.org/wiki/Gioco#L.27approccio_sociologico
Tutte caratteristiche che troviamo nel Softair!
Ovviamente, tutto quello che è riportato sopra è solo la mia umile opinione, IMHO come si dice sul web. Io la vivo così, quanti di voi sono d’accordo?
Mi fermo qui, per oggi… spero che queste riflessioni non vi abbiano annoiato: magari più in là vorrei parlare anche dei risvolti psicologici, citando il bellissimo studio di Daniela Fregosi ed altro materiale.
Spero anche che qualcuno di voi voglia contribuire a questa discussione, che magari potrà sembrare un po’ filosofica, ma alla quale tengo molto.
Ciao!
GUINNESS





Febbraio 23rd, 2007 at 08:39
l’analisi che tu fai è ben articolata e corretta e meriterebbe sicuramente di essere letta anche da quelle persone che denigrano il softair. mi permetto di dire che dovrebbe essere letta anche da alcune persone che il softair lo praticano, ma che sembrano aver smarrito per strada il concetto di ”gioco” facendone una competizione assoluta, con se stessi e con gli altri.una gara da vincere a tutti i costi.
Per me il softair è un momento ludico al quale putroppo per motivi vari posso dedicare poco tempo ‘’sul campo” ma che cosidero un sport vero sotto tutti i punti di vista; e come sport dovrebbe essere praticato in maniera sana, corretta e non ”ossessiva”
ciao
Massimo
Febbraio 23rd, 2007 at 14:39
Ciao, proprio un bell’articolo…!
Personalmente condivido pienamente l’ottica e l’approccio con cui ti riferisci al softair, e cerco di portarlo avanti in questo senso con il mio club, sopratutto perche visto come GIOCO nel pieno senso della parola. Gli scettici devono capire che il s.a. è praticato da tutti i tipi di persone, da una molteplicità di modi di pensare le “cose”, e proprio per questo nel mucchio di appassionati corretti ci possono essere soggetti esagerati o pseudo-militaristi-fogati, che non devono essere presi come “tipo medio” di giocatore di s.a.!!! Il Gioco di per se è veramente bello,vario ed eccitante ed è sempre un dispiacere essere accostati a persone che lo fanno in modo non pulito o contro le leggi!
Ciao e complimenti per il lavoro fatto fin qui!
Lorenzo
Febbraio 23rd, 2007 at 15:51
Grande, mi è piaciuto molto quello che hai scritto e condivido pienamente quello che dici.
Ma l ignoranza è una brutta roba… E di cretini che passano davanti al campo dicendo al nipote o al figlio “li vedi questi ? vogliono fa i soldati…” ce ne sono a non finire… E questa è anche colpa dei media, in quanto preferiscono farci vedere il pricipino cinese appena nato O_o (MA STICA….. !!!!!) che magari un documentario sugli sport emergenti, moltissima gente infatti non conosce nemmeno la parola soft air, mi è capitato proprio qualche settimana fa di entrare in un bar dove una signora mi ha chiesto: “Ma siete soldati ?” IO: “NO!” “Allora sieta cacciatori ?” IO: “NO!!” allora lei ha rinunciato a tentare d indovinare, questa cosa mi ha dato relativamente fastidio perche quella poteva benissimo pensare che la stessi prendendo in giro !!! Cosa che io non stavo facendo !!….
CMQ, bel lavoro GUINNES, questo sito mi piace ogni giorno d piu…
RaVeN
Febbraio 23rd, 2007 at 19:09
Intervento x nulla filosofico.
Hai gettato le basi per un’ottima e costruttiva discussione.
Chi ti affronta chiedendoti se “non ti vergogni” devi rispondere di “NO” e sorridere…tanto non capirebbe comunque!
La chiave di intepretazione del sofair stà nei giochi olimpici, un ripasso storico darebbe delle piacevoli analogie…….. che stiamo creando le basi dei futuri giochi?
Una si fatta analogia spiazza il più incallito “AntimilitaristaVerdeEcoligistadi sinistraProdiano”…
eheheheh! ;))
Febbraio 24th, 2007 at 15:49
Le tue riflessioni non si possono che ritenere esatte; sebbene sia un’opinione personale, credo sia la stessa opinione (con le ovvie differenze personali) di tutti coloro che il softair lo vivono dall’interno. E’ facile dire che giochiamo alla guerra, che siamo dei violenti guerrafondai e cose simili, ma una volta provata una partita ci si rende conto di cos’è veramente il softair…per questo io dico a chiunque mi esponga tali supposizioni di provare almeno una partita, o di chiedermi di più. A volte si parla con dei muri, ma a volte qualche parola in più serve a far capire ciò che veramente ci spinge a giocare a Soft Air.
Ottimo articolo, come al solito del resto
Febbraio 25th, 2007 at 20:28
nel tuo editoriale colgo una sofferta voglia di giustificare a qualcuno un tuo modo di essere. Forse la passione stimolata da questo particolare gioco mette in difficolta una parte del tuo lato interiore.
Ho letto il tuo nome ma non so nulla di te. Ci accomuna la passione per i giochi di guerra. Ho 45 anni, ho fatto il miltare (in altre nazioni si direbbe ho servito il paese) nei carristi. Mi sono congedato con il grado di sergente specialista NBC. La grande attrazione per il Military style dura da allora e non me ne sono mai vergognato ( era il 1981). Ho aderito ad associazioni d’arma (ANPDI ed UNUCI) e ho partecipato e partecipo tutt’ora ad attività addestrative in seno a queste associazioni.Sono iscritto al tiro a segno nazionale e non spesso, sparo qualche colpo con le mie carabine cal.22. Ho conosciuto i giochi di guerra (lo chiamano soft air perchè più accettabile) nel 1996 e da allora la passione per queste simulazione è solo aumentata.
Sono (penso) un buon marito e padre, non ho mai sparato ad un animale (ho quattro gatti) no sono mai stato allo stadio, il calcio quasi non lo conosco ma nuoto, corro, vado in bici e faccio un po di body building.
La politica non mi appassiona mentre sono appassionato di storia di tutte le epoche.
Ciò premesso,
la descrizione di chi sono non ha il fine di un futuro invito a cena ma di descriverti chi commenta. Io non mi vergogno della mia passione per i giochi di guerra.Li pratico all’interno dell’ambito dei requisiti della legge quindi anche se ognuno ha il diritto di obbiettare (come succede per molte altre attività ludiche) nessono pùo impedirmi di giocare. Guerrafondai o non guerrafondai il soft air non ha (giustamente) nessuna influenza sugli orientamenti politici del nostro paese.
Forse la scelta che indichiamo sulla scheda elettorale in occasione del suffragio, può determinare qualche orientamento ma in questo caso non si tratta di un gioco e qui le tue profonde riflessioni troverebbero il giusto spazio ed il massimo apprezzamento.
Febbraio 26th, 2007 at 14:33
piano, piano il blog si schiude e interessanti dialoghi emergono.
Esprimetevi, è importante, credo che in questo modo si arrisca il panorama di riflessioni.
Il softair è una attività ludica che ci accomuna, non date adito alle scemenze di chi odia in modo “psicotico” tutto ciò che è”militare”……… sono spesso in buona fede e covano un “odio” che spesso spaventa.
Febbraio 28th, 2007 at 16:34
NON SERVE CHE IO AGGIUNGA ALTRO, CIO’ CHE HAI SCRITTO E’ PARTA FONDAMENTALE DI TUTTI NOI CHE “GIOCHIAMO” A SOFTAIR, E COME IL NOSTRO CUORE, SENZA QUELLO NON SI VA DA NESSUNA PARTE. OTTIMO LAVORO!
Marzo 2nd, 2007 at 14:47
Quello che scrivi è giusto e mi sembra che il parere di chi si è qui espresso, fino ad ora sia unanime. Ma dobbiamo secondo me andare più nel dettaglio: il nostro sport si presta a facili fraintendimenti non solamente da parte di chi lo osserva dall’esterno senza conoscerlo, ma anche, è questo è a mio parere l’aspetto più delicato, da parte di chi lo gioca. Voglio dire che purtroppo, oltre ai gruppettuscoli di “sbandati” perditempo che si comprano le ASG (e sulla libera vendita anche ai minorenni ci sarebbe da discutere parecchio…) per andare a sparacchiare in giro, il più delle volte combinando casini, esistono anche dei club di soft air che affrontano quest’attività con uno spirito forse un po’ troppo legato ad una filosofia di gioco che non è squisitamente sportiva (sono il mago dell’eufemismo, lo so), dandovi spesso anche una connotazione politica assolutamente fuori luogo e da evitare, indipendentemente dal “colore”.
Inoltre, sempre a mio parere dovremmo cercare di “decontestualizzare” il più possibile alcune modalità di gioco che altrimenti anch’esse rischiano di essere oggetto di critiche, oltre che allontare eventuali nuovi adepti, spaventati da un atteggiamento che può facilmente essere classificato come fanatismo. Mi riferisco a certi tornei, per carità bellissimi, in cui però si costruiscono delle storie al fine di rendere, si dice, più”credibile” il game: ora, elaborare delle storie in cui si parla di corpi speciali, terroristi islamici, eccetera è forse avvincente ma inutile ai fini della pratica sportiva. Sarebbe come organizzare un torneo di arti marziali costruendoci dietro, chessò, delle storie di samurai o simili (ok, ok, il Kung-fu è cinese e i samurai giapponesi, ma l’importante è che abbia reso l’idea ;-).
Anche l’utilizzo di certa terminologia è a mio parere inutile e controproducente: non mi riferisco certo a termini tecnici mutuati dalla prassi militare, che si utilizzano abitualmente negli incontri, ma perchè parlare di campagna di reclutamento quando di cercano nuovi soci e non di campagna di iscrizioni? Perchè alcuni club invece di definire con termini sportivi i propri ruoli interni (allenatore, caposquadra, ecc.) utilizzano i gradi dell’esercito?
La stessa definizione “war game” sarebbe a mio parere da eliminare - anche dal nome dell’associazione di cui anch’io faccio parte (l’ASNWG), a favore di una più neutrale e “politically correct” come Tiro Tattico Sportivo.
Un simile salto di qualità anche da parte di chi si sforza di diffondere e dare notorietà al Soft Air, raggiungerebbe un duplice scopo: far avvicinare alla nostra disciplina chi fino ad ora non lo ha fatto per le ragioni di cui sopra; delegittimare chi vede il soft air con occhi diversi rispetto a quello che effettivamente è: uno sport.
So che non è facile, mi rendo conto che molti tra di noi sono anche appassionati di armi e militaria e non vedono in questi atteggiamenti nulla di male…ma se vogliamo che il nostro sport cresca, acquisti proseliti e soprattutto dignità e rispetto, dobbiamo prendere parte e farci anzi fautori di una tale evoluzione.
PS
Non so se avete avuto modo di vedere quella trasmissione sul soft air che va in onda su Challenger TV (canale 922 di SKY): lo sforzo è certamente apprezzabile, non voglio neanche soffermarmi sugli aspetti tecnici…però alcuni video come quello che fa uso dell’elicottero, messo così senza voce fuori campo,con quella musica, senza spiegare bene cosa sta succedendo, agli occhi di un esterno non può fare altro che confermare l’idea di esaltati che giocano alla guerra…
Marzo 8th, 2007 at 01:50
Mi presento: sono uno studente 18enne di milano che pratica il soft air da poco più di un anno, e apprezzo molto questo sport/hobby/pratica atletica o chi per esso.
Ritengo da quanto letto sopra di appartenere a quella categoria di “antigiocatore tipo” in quanto per me il soft air non è solo una forma di divertimento, come certamente è, ma è anke un modo di sottopormi a prove fisiche ed emotive sempre più forti e stimolanti, in modo da migliorare me stesso.
Se a ciò aggiungiamo il fatto che ho intenzione, una volta ottenuta una laurea breve, di arruolarmi come volontario nell’esercito, spinto da cento motivi che non starò a spiegarvi salvo vostra specifica richiesta, e che il mio personale pensiero sulla guerra è che questa sia necessaria oltre che utile all’uomo, sono sicuro che avrò già attirato su di me le antipatie di molti di voi.
Ciò premesso aggiungo che per me il soft air è una simulazione di guerra in senso stretto in quanto la paragono sempre a un combattimento con armi vere, per questo, a differenza di molti di quelli che voi chiamate giocatori modello, mi sono sempre dichiarato ogni volta che un pallino mi ha colpito anke se solo di striscio. La cosa in cui pecca veramente questo sport è la presenza di highlander, le cui gesta recano discordia e ostilità all’interno dei gruppi di gioco, soprattutto quando si gioca insieme ad altri team. Ritengo che il modo in cui io vivo il soft air non sia molesto agli altri giocatori tanto quanto il venir colpiti da uno zombie dopo che quest’ultimo non si è dichiarato nonostante l’evidenzia.
Con questo finisco qua almeno per il momento, ripasserò per leggere ed eventualmente rispondere ai vostri commenti.
Marzo 8th, 2007 at 02:03
Caro Tuco Cortez,
non posso certo dirti di essere d’accordo quando definisci la guerra come utile e necessaria, anzi, sono totalmente in disaccordo, come del resto ho già scritto sopra.
Il softair è un gioco, a prescindere da come tu lo viva… se pensi che sia solo un modo per “scaldare i motori” prima di andare a fare il militare davvero, è una tua personalissima opinione, ma è una cosa che, secondo me, coinvolge solo te stesso.
La rispetto, perchè in fondo, finche tutti condividono le regole del gioco, tutti possono partecipare e senza difficoltà giocherei anche con chi la pensa come te: non sono di quelli che fanno i processi alle intenzioni o al modo di pensare.
Tuttavia quale che sia la tua interpretazione personale, il softair resta sempre un gioco
Marzo 9th, 2007 at 11:45
Anch’io la penso così: non importa che io sia d’accordo con te oppure no sulla politica, la guerra, il fiore preferito o la bevanda più dissetante. Quello che conta è rispettare le regole del gioco. Premesso ciò, ritengo che il modo con cui tu affronti il soft air sia sbagliato, ma non perchè lo dico io, ma perchè è un dato di fatto che esso sia un’attività ludico-sportiva e non va caricata di altri significati fuorvianti. Però, ripeto, questo è un “problema” tuo, nel senso che se poi ci si incontra in gioco, tu rispetti le regole ed io rispetto le regole, tutto è ok…
Marzo 9th, 2007 at 11:55
PS
da un punto di vista squisitamente tecnico, il soft air non è paragonabile ad una simulazione di combattimento tout cour, per moltissime ragioni, tra cui due tra le più evidenti sono: gittata delle ASG rispetto alle armi vere; indisponibilità di armi esplodenti, il cui uso in close-quarter combat ha un ruolo tattico fondamentale.
Marzo 10th, 2007 at 21:53
Ei gente……..una volta che si trova un Volontario con la V maiscola, lo strapazzate così?
18 anni………….. incredibile età!
Il Softair è tutto ciò che vogliamo che sia, perchè è ben radicato nelle teste di ognuno di noi,è il mio piccolo punto di vista, che spesso non collima con il pensiero altrui.
Ho scritto tante di quelle cose sul softair, che mi sono venute a noia.
Sono giunto alla conclusione “Salomonica” che è nell’interpretazione del gioco che ognuno fà il ” vero” significato del termine softair.
Aprile 25th, 2007 at 10:52
Mah, cosa posso dire…….
Io sono un comunista sfegatato,un no-global convinto,e ,sono sempre stato antimilitarista,ciononostante gioco a soft air da10 anni e ho fatto il militare in fanteria; vi posso garantire ke non c’è nulla di incoerente(per parlar male delle forze armate bisogna viverci dentro)quindi sono in pieno accordocon chi ha proposto il topic con delle piccole precisazioni…
1)Più ke uno sport il soft air è un ARTE,um modo di intrpretare la vita,a differenza degli altri sport ke si basano sull’agonismo,la nostra passione si basa sull’onestà!,questà virtù ne decreta(a mio giudizio)la superiorità.
2)Non vi è nulla di male nel fware discorsi filosofici,non sono pippe mentali,la parola filosofia vuol dire”amore per il sapere”ke è sempre meglio dell’ignoranza.
In tutta sincerità penso ke la nostra arte sia stata lordata dal siddetto”Hard soft air”ke non ha alcun senso come ad esempio mega tornei da 36 ore nei quali si fanno 15km di marcia per poi ingaggiare l’ avversario a 30 m,tornei ke non sono altro ke sfilate di moda per far vedere ad altri team di essere piu fighi e ke hanno speso di più in equipaggiamento…
Un sano consiglio..evitate i tornei (in specie quelli enormi e pubblicizzati stile Las Vegas)vi divertirete di più e vi stresserete di meno…giocate con dei team di ”amici”ed andate aprendervi 1a pizza tutti insieme a fine giornata…mi ringrazierete…
Maggio 11th, 2007 at 18:18
Gotrek, mi sento di dissentire dalla tua opinione sull’hard softair, e ti spiego il perchè.
Ho praticato per anni sia il softair classico (combat e pattuglie) che l’hard softair (che pratico tuttora). Ciò che li distingue profondamente, oltre che la durata, è il fatto che non avrai mai un torneo 24h nemmeno lontanamente uguale ad un’altro.
Dopo anni di giocatine da massimo 30-40 minuti mi annoiavo a morte… dopo aver provato tornei lunghi a navigazione libera ho riscoperto il softair.
Essere intercettati da una pattuglia all’improvviso senza aspettartelo o attaccare un obj dove la gente sta bevendo un caffè perchè no se l’aspetta non ha paragone… l’effetto sorpresa è una cosa che il softair normale non può conoscere. Senza contare la cosa che più di tutto adoro, cioè la pianificazione della missione, che poi è il 70% del tempo investito nel torneo, ed è assolutamente senza paragone…
Giugno 12th, 2007 at 10:49
Stiff, se le armi da SA avessero avuto la stessa gittata delle armi vere,probabilmente, sarei felicissimo di partecipare a delle 24-36h, perkè vedi, fare 10km di marcia per ingaggiare l’avvresario magari a 500m ha un senso, anke tattico, a 35m no….ma il problema è anke e sopratutto un altro…l’Hard SA è difficilmente gestibile, perke rikiede discrete risorse economiche, un lavoro flessibile e molto ma molto tempo libero…quindi, mediamente per un club ke konta 20 elementi di solito solo 3o4 pèotranno per diverse ragioni partecipare alle 24h…senza poi contare la codizione fisica ..risultato??
2 giocatori al massimo…il 10% della popolazione dei softgunner…..e bisogna sperare ke le cose vadano bene…perkè se il torneo esce una cacca, si saranno buttate ferie e metà stiprndio nel cesso….
Io son uno di quellike vede il softair nella sua forma più scansonata… stare insieme a degli amici, fare del sano moto e sopratuto divertirmi…
Agosto 9th, 2007 at 16:19
gotrek , o kertog, perche non vai a giocare a tennis?cosi non ti complichi la vita con l HSA?
Agosto 9th, 2007 at 18:57
..ragazzi cerchiamo di non trascendere e di portare in giro polemiche che al softair ed a tutti noi non servono a nulla!
Agosto 24th, 2007 at 16:42
appunto….